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Klobasa - seconda parte

 La prima parte del racconto la trovate qua  Quando aprirono gli occhi si trovarono all’interno di una stanza buia e senza finestre, faceva freddo e si sentiva il ronzio come di un motore. Un filo di luce filtrava dalla porta chiusa, uno strano odore dolciastro e acre riempiva l’aria, in un angolo della stanza scorsero delle strane ombre che pendevano dal soffitto. Erano confusi e storditi, con la testa che girava e ronzava e le gambe molli.  Dove si trovavano? E come erano finiti lì? L’ultima cosa che si ricordavano della sera precedente era che l’oste, dopo che avevano terminato la becherovka, gli aveva portato una serie di liquori fatti in casa. Avevano bevuto tanto, ma non così tanto da non ricordarsi cosa fosse successo, cosa era quello che avevano bevuto? Che cosa era accaduto quella notte? Non avevano più niente con sé, chiavi, cellulari e portafogli gli erano stati tolti e presi dal panico non sapevano cosa fare. All’improvviso si aprì la porta, fuori ormai era gi...

Klobasa - prima parte

 Il paese, sperduto nelle campagne della Repubblica Ceca, era piccolo e sporco, le case vecchie e decadenti si alternavano a grossi palazzi grigi residui dell’epoca sovietica.  L’auto si fermò di fronte a una casa di tre piani in condizioni decisamente migliori rispetto al resto delle abitazioni, con un piccolo cortile e un giardino. Dall’auto uscirono cinque ragazzi dai capelli lunghi, indossavano giubbotti di pelle pieni di spille e toppe con improbabili loghi di band metal. Davanti all’uscio li aspettava un giovane ben vestito e dal sorriso smagliante, si scostò un ciuffo di capelli biondi dagli occhi azzurri e li salutò. “Super! Super! Ben arrivati” disse in un italiano un po’ incerto, ma corretto. I ragazzi gli andarono incontro salutandolo “Tomàs?” “Sì, sì” rispose sempre sorridendo. Strinse la mano a tutti e li accompagnò in casa illustrandogli, questa volta in inglese, l’alloggio dove avrebbero soggiornato nei prossimi giorni. C’era un festival metal che si svolgeva in...

Il castello sul picco - seconda parte

La prima parte del racconto la trovate qua .  Era da poco passata l’alba quando la jeep dei carabinieri si fermò sullo spiazzo sotto il castello, dall’auto scesero il brigadiere Davide Favre e l’appuntato Emmanuel Brunod. Durante la notte erano arrivate alcune chiamate alla stazione dei carabinieri di Brusson che denunciavano forti rumori, urla e strane luci provenire dal castello. Davide aveva pensato che si trattasse di una festa o un rave organizzato da qualche ragazzo e avrebbe preferito lasciar perdere, ma le telefonate erano diventate insistenti e alla fine era stato costretto a recarsi sul posto. Nello spiazzo era parcheggiata un’auto con la targa di Milano. “Ecco” sbottò Davide “Questi stronzi sono venuti fin da Milano a rompere i coglioni, vedrai che avranno fatto una qualche festa del cazzo e li troveremo ancora sbronzi nel castello, per colpa di ’sti coglioni avrò dormito si e no tre ore”. La mattina era splendida e, nonostante l’ora, il sole scaldava l’aria. I carabinie...

Il castello sul picco - prima parte

  “Avete preso la mia casa con la forza e ora sarete costretti a dimorarvi per l’eternità.”.  Dopo queste parole  lasciò il castello e nessuno la vide più.  A.D. 1456   Le luci dell’auto illuminarono il vuoto, Simone bestemmiò pesantemente e rallentò per affrontare il ripido tornante. Il castello si ergeva sul picco del monte, dal paese sottostante si vedeva la torre che spuntava dalle ampie mura che seguivano la forma irregolare del terreno. Costruito nell’XI secolo dominava la valle sottostante, a metà del 1400 il castello fu ristrutturato e fortificato e divenne la roccaforte usata dalla contessa di Challant prima che venisse sconfitta nella lotta per la successione. Della costruzione originaria erano rimaste le mura, il mastio e una cappella. La strada per raggiungerlo partiva dal paese di Arcesaz, nei pressi di Brusson, era stretta e piena di tornanti che davano sul vuoto e nel buio della notte sembrava di volare sopra il bosco.  “Che strada di merda!”...

Il parco dei dinosauri

 I thought I'd get older and it'd go away But it only gets worse and 'causes more pain And being alone is getting so hard I just gotta tell you Goddammit, I'm falling apart I'm down on my knees in the dark Feeling for whatever's left But the pieces have fallen too far (Off With Their Heads – Clear the Air) Entra nel parco quando è già tardi, sa che a breve chiuderà, ma ha comunque voglia di fare due passi. Lo ha ritrovato quasi per caso durante uno dei suoi abituali vagabondaggi solitari per la città, da bambino era il suo parco preferito, l’attrattiva principale erano due enormi scivoli a forma di dinosauro che erano diventati il suo passatempo preferito, passava ore e ore su quegli scivoli. Da quando lo ha riscoperto è diventata la sua meta nei momenti in cui si sente triste, passeggiare lungo quei viali alberati mentre ripensa alla sua infanzia lo rilassa. Questa sera autunnale è uno di quei momenti, si è fermato per una birra al suo pub preferito e come sua ...

Battesimo

 La levatrice levò lo sguarda verso la donna sorridendo. “Complimenti, è un maschietto” disse porgendole il neonato che aveva subito avvolto in una coperta. Era la notte del 24 dicembre del 1890, mancava poco alla mezzanotte e nonostante il fuoco ardesse vivace nel camino, l’aria nella baita, situata in un piccolo villaggio di pastori a 1.800 metri, era gelida. La levatrice era arrivata al mattino presto quando già una coltre di neve copriva il monte, il sentiero che dal paese nel fondovalle portava in circa un’ora di cammino al villaggio era tenuto pulito dai guardia boschi, ma durante il giorno e la sera la neve era caduta abbondantemente e senza interruzioni rendendo impossibile liberare il cammino e isolando il villaggio. Di notte la temperatura scendeva di molto sotto lo zero e il freddo e il ghiaccio diventavano i padroni dei monti, vivere lì era difficile e per un neonato i primi giorni di vita erano i più pericolosi. Anna, questo il nome della madre, lo sapeva bene. Aveva g...

La cascina

Il parco agricolo del Ticinello sorge nella periferia sud di Milano - poco dopo piazza Abbiategrasso - e si estende per chilometri, con alberi, campi coltivati, rogge e una cascina. Di notte è completamente buio e nella stagione autunnale una fitta coltre di nebbia lo ricopre rendendo il paesaggio spettrale e irriconoscibile.  È qui che mi trovo in questa fredda notte di novembre, mentre mi chiedo perché ci sono venuto. Come mi è capitato spesso nelle ultime settimane non riuscivo a dormire così, al posto di continuare a rigirarmi inutilmente nel letto, ho deciso di uscire a fare quattro passi. Camminando perso nei miei pensieri mi sono ritrovato all’ingresso del Ticinello e, senza nemmeno farci caso, mi ci sono inoltrato. Con la sola luce di una pallida luna a rischiarare il sentiero mi sono immediatamente perso e così ora mi ritrovo nel mezzo di questo enorme parco senza più sapere dove andare per poter tornare a casa. La nebbia copre l’orizzonte impedendomi di vedere attorno per...