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Battesimo

 La levatrice levò lo sguarda verso la donna sorridendo. “Complimenti, è un maschietto” disse porgendole il neonato che aveva subito avvolto in una coperta. Era la notte del 24 dicembre del 1890, mancava poco alla mezzanotte e nonostante il fuoco ardesse vivace nel camino, l’aria nella baita, situata in un piccolo villaggio di pastori a 1.800 metri, era gelida. La levatrice era arrivata al mattino presto quando già una coltre di neve copriva il monte, il sentiero che dal paese nel fondovalle portava in circa un’ora di cammino al villaggio era tenuto pulito dai guardia boschi, ma durante il giorno e la sera la neve era caduta abbondantemente e senza interruzioni rendendo impossibile liberare il cammino e isolando il villaggio. Di notte la temperatura scendeva di molto sotto lo zero e il freddo e il ghiaccio diventavano i padroni dei monti, vivere lì era difficile e per un neonato i primi giorni di vita erano i più pericolosi. Anna, questo il nome della madre, lo sapeva bene. Aveva g...

La cascina

Il parco agricolo del Ticinello sorge nella periferia sud di Milano - poco dopo piazza Abbiategrasso - e si estende per chilometri, con alberi, campi coltivati, rogge e una cascina. Di notte è completamente buio e nella stagione autunnale una fitta coltre di nebbia lo ricopre rendendo il paesaggio spettrale e irriconoscibile.  È qui che mi trovo in questa fredda notte di novembre, mentre mi chiedo perché ci sono venuto. Come mi è capitato spesso nelle ultime settimane non riuscivo a dormire così, al posto di continuare a rigirarmi inutilmente nel letto, ho deciso di uscire a fare quattro passi. Camminando perso nei miei pensieri mi sono ritrovato all’ingresso del Ticinello e, senza nemmeno farci caso, mi ci sono inoltrato. Con la sola luce di una pallida luna a rischiarare il sentiero mi sono immediatamente perso e così ora mi ritrovo nel mezzo di questo enorme parco senza più sapere dove andare per poter tornare a casa. La nebbia copre l’orizzonte impedendomi di vedere attorno per...

Come ogni giorno

La sveglia del cellulare suona alle sette in punto. Come ogni giorno. Dario si rigira nel letto e tocca il pulsante per posticipare la sveglia, così per tre volte. Come ogni giorno. Alla fine si alza, va in bagno, si lava, si veste, raccoglie la borsa dell’ufficio ed esce, non ha tempo per fare colazione. Come ogni giorno. Si dirige verso la metropolitana, che dista una decina di minuti a piedi da casa sua, guarda le notifiche sul cellulare, i messaggi di whatsapp, facebook e le principali notizie. Come ogni giorno. Entra in metropolitana, sale sull’ultimo vagone, quello più vuoto, e si siede sull’ultimo sedile. Mette gli auricolari del lettore mp3 e ascolta musica doom lenta e pesante con cui si isola da tutto preparandosi ad affrontare la giornata. Come ogni giorno. Arriva in ufficio, saluta rapidamente i colleghi e accende il pc, quindi scende al bar sottostante a prendere un caffè. Il momento migliore della giornata. Come ogni giorno. Ritorna in ufficio e si mette al lavoro. Client...

Voci

Questo racconto è il seguito di Ovatta Il sovrintendente della guardia forestale Sergio Renod passò il foglio con la deposizione a Giulio che lo firmò senza neanche guardarlo. Il ragazzo aveva un aspetto stravolto, gli occhi rossi e gonfi dal pianto, i capelli spettinati e sembrava che non dormisse da giorni, cosa comprensibile dopo quello che gli era successo. Qualche giorno prima Giulio si era recato con la sua ragazza Monica in uno dei rifugi della Valle, avevano dormito lì e la mattina successiva erano partiti per una camminata che li avrebbe portati in cima a un monte vicino. La giornata era limpida e tutto sembrava andare per il meglio, ma a pochi metri dalla vetta il cielo si era improvvisamente oscurato a causa di nuvole nere che avevano tolto ogni visibilità.  Quando, pochi minuti dopo, le nubi si erano diradate Monica era sparita. La cima era un piccolo spazio sormontato da un’enorme croce in ferro, l’unico lato da cui si poteva raggiungere la vetta percorrendo un ripido ...

Lavorare

 Come ogni giorno ha finito di lavorare tardi, pensa che oggi non ha voglia di rientrare a casa e che una birra, dopo una giornata pesante, se la è meritata. Si dirige verso il pub di quartiere, o quello che una volta era il pub di quartiere. Le strade sono deserte, solo qualche persona solitaria che si affretta verso casa. Guarda l’ora sul cellulare, sono le otto, è tardi ma ce la può ancora fare, così si affretta verso la sua meta. Per un attimo pensa di chiamare un amico, poi si ricorda che non si può, è concesso uscire ma solo da soli, nessun contatto, nessuna socialità. Finalmente arriva al pub, ma al posto dell’atmosfera chiassosa e gioiosa che c’era un tempo viene accolto da un silenzio cupo e triste. Le luci sono quasi tutte spente, come a invitare a non fermarsi, e infatti sono poche le persone presenti, tutte sedute nel loro box d’acciaio che li separa li uni dagli altri. Fa un breve cenno di saluto ai soliti noti che ricambiano frettolosamente per poi tornare a fissare l...

Ovatta

 Questo racconto è stato originariamente pubblicato su  https://mortequotidiana.blogspot.com/ Giulio si girò e guardò Monica che stava arrancando lungo il sentiero, “Forza! Ormai manca poco siamo quasi arrivati”. “È quello che mi hai detto mezz’ora fa, e la mezz’ora prima” sbuffò Monica. “Ma questa volta è vero, guarda si vede benissimo la cima, dopo quella svolta c’è l’ultima rampa e poi siamo arrivati.” “Certo, come no” replicò Monica “anche prima mi hai detto la stessa cosa, e invece la cima è ancora lì alla stessa distanza”. “Ma no, è solo un’illusione ottica, ora siamo arrivati davvero! Vedrai” Monica si fermò per tirare un poco il fiato e si girò a guardare la strada percorsa. Vide sul fondo valle, ormai piccolissima, la mulattiera che dal rifugio dove avevano dormito portava al sentiero. Si inoltrava inizialmente in un bosco di abeti e larici, quella prima parte della camminata era stata decisamente piacevole, anche se il sentiero era ripido la frescura del bosco facev...